Visualizzazione post con etichetta distacco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta distacco. Mostra tutti i post

martedì 10 agosto 2010

La città

Hai detto: "Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, più amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina".

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c'è nave non c'è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l'hai sciupata su tutta la terra.

(Costantino Kavafis (Kostantinos Petrou Kavafis))

sabato 28 marzo 2009

Odiami dunque adesso, se lo vuoi,

Odiami dunque adesso, se lo vuoi,
ora che il mondo a contrastarmi seguita,
piegami giù, fa lega con la sorte,
non affacciarti per estrema perdita.

Oh no, se scampa a queste strette il cuore
non dar rinforzi a un'angoscia in disfatta,
non dare a un vento buio alba di pioggia
a tardare, già certa, la catastrofe.

Se vuoi lasciarmi non lasciarmi all'ultimo,
di già sfiancato da futili pene,
ma assalta primo, perché prima io gusti
di possente Fortuna il più e il peggio.

E ogni altra angoscia che ora par mortale,
di fronte al perder te, non parrà uguale.

(William Shakespeare)

sabato 29 novembre 2008

Non cercare mai di dire

Non cercare mai di dire al tuo amore
amore che mai non si può dire;
perché il vento gentile si muove
silenzioso, invisibile.

Ho detto il mio amore, ho detto il mio amore,
le ho detto tutto il mio cuore;
tremante, gelido, in terribili paure
ah, se ne va via.

Non appena se ne fu andata da me
uno straniero passò per caso;
silenzioso, invisibile
oh, non ci fu rifiuto.

(William Blake)

martedì 18 novembre 2008

Brevi erano le tue lettere, precise

Brevi erano le tue lettere, precise, tutte muscolo e nervo,
di mano più usa al compasso, alla squadra, al gesto del duro comando.
Dicevan le semplici cose con semplici nude parole;
ma due ne portavano in fine, due, sempre le stesse: "Sei mia".
E quando ella giungeva, leggendo, al termine noto,
s'abbandonava all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
Ombre violacee intorno alla socchiusa bocca, all'affilato naso
precipitoso palpito delle vene gonfiate alle tempie alla gola
cecità delle palpebre, tensione delle mascelle nel desiderio
faccia di donna agonizzante in estasi, tu non la vedesti,
nessuno la vide. Era sola.

Ora, ogni notte, la donna che più non vorrebbe esser viva
nel vuoto della sua casa che ha odore di cenere spenta
scioglie un pacco di lettere legato con un nastro nero.
E legge; e, giunta al termine ben noto che a ognuna è sigillo,
ancor s'abbandona all'indietro, vuotata del sangue, morente d'amore.
Così, dalla tomba, con dura predace potenza di sillabe scritte
tu l'imprigioni, o scomparso, tu la possiedi così.

(Ada Negri)

domenica 19 ottobre 2008

Posso scrivere i versi

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.

Scrivere, per esempio. "La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri in lontananza".

E il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'ho amata e a volte anche lei mi amava.

In notti come questa l'ho tenuta tra le braccia.
L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi ha amato e a volte anch'io l'amavo.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho più. Sentire che l'ho persa.

Sentire la notte immensa, ancor più immensa senza di lei.
E il verso scende sull'anima come la rugiada sul prato.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. Lontano, qualcuno canta.
Lontano.
La mia anima non si rassegna d'averla persa.

Come per avvicinarla, il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che sbianca gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, già non siamo gli stessi.

Io non l'amo più, è vero, ma quanto l'ho amata.
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.

D'un altro. Sarà d'un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Ormai non l'amo più, è vero, ma forse l'amo ancora.
E' così breve l'amore e così lungo l'oblio.

E siccome in notti come questa l'ho tenuta tra le braccia,
la mia anima non si rassegna d'averla persa.

Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

(Pablo Neruda)

mercoledì 15 ottobre 2008

Ultima cena

Come saliva
che scompare
in bocche assetate
così il tuo silenzio
inghiotte il mio cuore
amore di un tempo
nell'odio di oggi

Vedo i tuoi passi
riflessi
dileguarsi
sulla lastra di pioggia
in quest'autunno
che sembra
la sala d'attesa
di un mattatoio
e le foglie rosse
macchie di sangue
nei disegni del vento

Distante
dalle cose
che ho amato
coi coltelli degli anni
alle spalle
mi sento solo
mentre disertano
i più duri pensieri

Strappo la tua foto
dagli occhi
e irriducibile il disprezzo
lancia uno sputo
che si perde nell'acqua

Mi dico
si è suicidato anche l'odio
povero me
sono solo
sul banchetto degli anni
addobbato
coi fiori del male
nell'ultima cena.

(Michael Santhers)

venerdì 10 ottobre 2008

Tutto è finito

Si lo so, tutto è finito
non parlar, non dirmi niente
già da un pezzo l'ho capito
che il finale era imminente.

Si lo so, tutto è finito
sei d'un altro innamorata
già da un pezzo l'ho capito
questa scena l'ho aspettata.

La commedia dell'amore
è finita finalmente
hai spezzato questo cuore
non parlar, non dirmi niente.

Totò (Antonio de Curtis)

domenica 5 ottobre 2008

Ti si sta vedendo l'altra

Ti si sta vedendo l'altra.
Somiglia a te:
i passi, la stessa fronte aggrondata,
gli stessi tacchi alti
tutti macchiati di stelle.

Quando andrete per strada
insieme, tutte e due,
che difficile sapere
chi sei, chi non sei tu!

Così uguali ormai, che sarà
impossibile continuare a vivere
così, essendo tanto uguali.

E siccome tu sei la fragile,
quella che appena esiste, tenerissima,
sei tu a dover morire.

Tu lascerai che ti uccida,
che continui a vivere lei,
la falsa tu, menzognera,
ma a te così somigliante
che nessuno ricorderà
tranne me, ciò che eri.

E verrà un giorno
-perché verrà, sì, verrà-
in cui guardandomi negli occhi
tu vedrai
che penso a lei e che la amo
e vedrai che non sei tu.

(Pedro Salinas)

martedì 30 settembre 2008

Magra dagli occhi lustri,

Magra dagli occhi lustri,
dai pomelli accesi,
la mia anima torbida
che cerca chi le somigli
trova te che sull'uscio
aspetti gli uomini.

Tu sei la mia sorella di quest'ora.

Accompagnarti in qualche
trattoria di passoporto
e guardarti mangiare avidamente!
E coricarmi senza desiderio
nel tuo letto!

Cadavere vicino ad un cadavere
bere dalla tua vista l'amarezza
come la spugna secca beve l'acqua!

Toccare le tue mani i tuoi capelli
che pure a te qualcuno avrà raccolto
in un piccolo ciuffo sulla testa!

E sentirmi guardato dai tuoi occhi
ostili, poveretta, e tormentarti
domandandoti il nome di tua madre

Leggera si muove sopra
i fiori trapuntati del letto
sfiora i quadrati del pavimento
si sposta scivolando
sulle pareti di stoffa
... sotto il tuo corpo si nasconde
quando stanco
posi la testa sul cuscino.

La cerco con lo sguardo
già sicura di non trovarla
quando al mattino
solo l'aria
profuma di te.

(Camillo Sbarbaro)

giovedì 18 settembre 2008

Silvia

Silvia ti voglio bene
Silvia
Silvia
Silvia che bel nome hai
Silvia
Silvia
Silvia voglio ripeterlo finchè non mi piacerà
Silvia
Silvia
Silvia
Silvia
Ecco ora non mi piace più

(Jacques Prevert)

domenica 14 settembre 2008

Partire è un po' morire

Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama
poiché lasciamo un po' di noi stessi
in ogni luogo ad ogni istante.

E' un dolore sottile e definitivo
come l'ultimo verso di un poema...
Partire è un po' morire
rispetto a ciò che si ama.

Si parte come per gioco
prima del viaggio estremo
e in ogni addio seminiamo
un po' della nostra anima.

(Edmond Haracourt)

sabato 13 settembre 2008

Se proprio devi odiarmi

Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita."

(William Shakespeare)

lunedì 18 agosto 2008

Un battito di ciglia...

Ho voglia di bussare
alla porta del cielo
per dirti che…
mi manca
il tuo sorriso.
La tua voce.
Il tuo sguardo pulito.
La voglia di allegria.
Le cose bisbigliate
gridate con la voce del cuore.
Mi mancano quei giorni
fatti di tenerezze.
Le lunghe chiacchierate.
Le risate
ricolme di un presente vissuto.
Assaporato.
Ricordo i nostri sogni.
La gran voglia di dare.
E di fare… per un mondo migliore.
Profumava di buono
la tua vita.
Ed ancora mi avvolge
e mi sorregge
la fragranza di te.
Ma ho voglia di bussare
alle porte del cielo.
Ho voglia di incontrarti.
Basterebbe un istante.
Un battito di ciglia.
Un sussurro.
Nel pugno chiuso
conservo una carezza…
Un battito di ciglia.
Che ci vuole?
Mi basta l'illusione…

(Rosalba Satta Ceriale)

mercoledì 6 agosto 2008

A cosa serve indugiare

A cosa serve indugiare, rimanere
dietro la tendina che si annerisce,
guardare il miraggio in faccia,
quando la malforme primavera fa scorrere
la sua sciabica nell'isolato dei single:
un balenio di nafta nel cervello,
il ventilatore sfiletta il fumo,
e nel nido di un palchetto sul retro
gracchia una vecchia comédienne.

Già il tuo profumo mi ferì.
Quando ti scottasti le dita,
sentii un bruciore in mano.
Ma il periodo di grazia è passato,
è tempo, finalmente, che finisca
ciò che un tempo era eterno:
l'accendino fiammeggia, tira via
il miraggio dal volto,
batto il pugno sul gioco, distruggo
un'altra nave aliena.

(Merja Virolainen)

sabato 26 luglio 2008

Me ne sono andato io

Me ne sono andato io,
è vero.
Io non ho voluto combattere
la mia battaglia,
non ho saputo difenderti
fino in fondo.
Ma a volte
se penso a dove potresti
essere ora, o con chi...
se immagino che magari
stai baciando un altro
o lo stai andando a prendere
perché lui ha preparato una sorpresa...
provo un dolore,
una piccola fitta di gelosia.

(Federico Moccia)